5° Ciclo di Psicoeducazione sui Disturbi dell’Umore

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5° ciclo Psicoeducazione Disturbi dell'Umore GrandeDal 31 marzo 2017, presso la Sala Fontana della Misericordia di Seravezza, riprende la psicoeducazione sui disturbi dell’umore a cura del Dott. Luca Maggi rivolta ai pazienti ed ai familiari.

L’intento degli incontri è di favorire la comprensione dei disturbi dell’umore, coinvolgere i pazienti ed i familiari nel trattamento e nell’acquisizione di strategie utili nella gestione delle problematiche della vita quotidiana e abbattere lo stigma che ancora circonda i disturbi depressivi e bipolari.

Gli incontri avranno un carattere divulgativo e interattivo, la partecipazione è libera e gratuita.

3° Incontro sui rapporti tra disturbi dell’alimentazione e disturbi dell’umore

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DISTURBI DELL'ALIMENTAZIONE

Venerdì 18 novembre alle ore 21, il Dott. Luca Maggi svolgerà il terzo intervento di psicoeducazione sui rapporti tra disturbi dell’alimentazione e disturbi dell’umore.

Saranno affrontati gli aspetti clinici di anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata, i meccanismi di mantenimento dei disturbi dell’alimentazione e le relative complicanze.

La partecipazione è libera e gratuita.

Rapporti tra disturbi dell’alimentazione e disturbi dell’umore: focus su Anoressia e Bulimia Nervosa

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Venerdì 28 ottobre alle ore 21, il Dott. Luca Maggi farà un secondo intervento di psicoeducazione sui rapporti tra disturbi dell’alimentazione e disturbi dell’umore.

Si parlerà principalmente della presentazione clinica di anoressia e bulimia nervosa e dei rapporti con le depressioni e i disturbi bipolari.

La partecipazione è libera e gratuita.

Disturbi dell’alimentazione e disturbi dell’umore

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DUE DA

 

Venerdì 14 ottobre alle ore 21, il Dott. Luca Maggi farà un intervento di psicoeducazione sui rapporti tra disturbi dell’alimentazione e disturbi dell’umore.

La partecipazione è libera e gratuita.

I disturbi dell’alimentazione (DA) stanno assumendo un peso sempre maggiore nelle società industrializzate. Si tratta di disturbi ad esordio adolescenziale che, se non riconosciuti e adeguatamente trattati, tendono ad assumere un decorso continuo e progressivamente ingravescente. Anche le forme più lievi sono comunque in grado di limitare pesantemente la qualità di vita e meritano di essere trattate al pari delle forme a piena espressività clinica.

Nell’ambito dei DA si riscontra frequentemente una comorbidità (associazione) con i disturbi dell’umore (DU), in particolare con la depressione maggiore e i disturbi bipolari. La natura del rapporto di causalità tra DU e DA è spesso di difficile identificazione. Ad esempio, nel decorso dell’Anoressia Nervosa (AN) , è assai comune il riscontro di una fenomenica depressiva che generalmente recede quando ci si avvicina o si raggiunge il normopeso basso. In altri casi, la sintomatologia depressiva non recede o può precedere l’insorgenza del DA, questo è particolarmente evidente quando il DA insorge in seguito ad un lutto complicato o ad una transizione di vita importante elaborata in chiave di perdita.

In altri casi il DA sembra un epifenomeno (una manifestazione secondaria) di un’instabilità del tono dell’umore: nelle ragazze, le forme più severe d’instabilità dell’umore (disturbi bipolari) tendono ad esordire durante l’adolescenza, non infrequentemente con AN che rapidamente vira verso la Bulimia Nervosa (BN). In particolare l’associazione tra DA e disturbi bipolari di tipo 2, ciclotimia e disturbo borderline di personalità – un disturbo che altera profondamente il senso d’identità e che è anche caratterizzato da importanti e rapide oscillazioni dell’umore – complica notevolmente la gestione clinica e configura fenotipi (particolari quadri clinici) resistenti ai comuni trattamenti e con necessità di assistenza altamente qualificata.

L’impiego della terapia farmacologica nelle forme prototipiche di DA non porta generalmente a benefici sostanziali mentre, nel caso dei DU è essenziale poiché è universalmente riconosciuto che si tratta di patologie con una forte componente biologica. Pertanto ci troviamo di fronte a disturbi a patogenesi ritenuta principalmente cognitiva, i DA, per i quali sono particolarmente indicati interventi psicoterapeutici e riabilitativi nutrizionali basati sull’evidenza, e disturbi ritenuti di natura principalmente biologica, i DU dove sono indicati interventi farmacologici combinati o meno a interventi psicoterapeutici e riabilitativi. In entrambi i casi, soprattutto nelle forme più severe, è opportuno un intervento multidisciplinare integrato.

La formazione clinica del terapeuta, l’imprinting che ha ricevuto soprattutto durante la scuola di specializzazione, condiziona pesantemente l’esito del trattamento. Infatti, non è raro osservare persone con un DA trattate unicamente da psichiatri non esperti del settore con una terapia farmacologica, in assenza di qualsiasi intervento psicoterapeutico e riabilitativo psiconutrizionale, e persone con DA ed una chiara associazione con un DU trattate da uno psicoterapeuta e/o da un dietologo/nutrizionista/dietista che spesso non riconoscono il DU con conseguenti scarse possibilità di modificazione del DA proprio a causa della mancanza di volontà o dell’instabilità dell’umore e vocazionale dovuta al DU. Un esempio frequente nella pratica clinica di questa situazione è il fenomeno dello “yo-yo”: persone che riescono a perdere peso in maniera impressionante nell’arco di alcuni mesi grazie a diete ferree spesso seguite dal professionisti che poi vanno incontro ad un rapido recupero ponderale, che in genere arriva ad essere maggiore di quello perduto. I periodi nei quali si riesce a perdere peso sono sovente fasi di eccitamento ipomaniacale non riconosciute durante le quali l’umore, l’energia e la volontà sono esaltate e quindi è facilissimo intraprendere una dieta (ferrea); il recupero del peso il più delle volte è il riflesso del viraggio dell’umore in senso depressivo, che è la regola dopo le fasi di ipomania, con iperfagia, ipersonnia, abulia (mancanza di volontà). In questi casi il trattamento farmacologico del DU è, a mio avviso, necessario se si vuole arrivare ad un miglioramento del DA, tuttavia, non è facile far accettare una terapia farmacologica, specie continuativa, soprattutto ai giovani: il timore principale è quello di poter aumentare di peso e nel progetto farmacoterapeutico questo aspetto deve essere assolutamente considerato.

Poiché ad oggi lo psichiatra e lo psicoterapeuta non hanno a disposizione esami ematochimici o indagini neurodiagnostiche per poter fare diagnosi come in altre branche della medicina, è fondamentale raccogliere un’anamnesi dettagliata non trascurando la familiarità (questi disturbi tendono ad avere caratteristiche eredo-familiari), gli indizi di eventuali fasi di esaltazione ipomaniacale non riconosciute (euforia, estrema irritabilità, ridotto bisogno di sonno, aumento delle energie e delle spese, promiscuità, disinibizione, ecc) e l’eventuale risposta con attivazione/eccitamento alle terapie antidepressive praticate. Spesso, contrariamente a quanto universalmente sostenuto in merito di relazione terapeutica, il coinvolgimento dei familiari nella raccolta dei segni e dei sintomi di malattia è fondamentale: in molti casi i pazienti con DU e/o DA hanno una scarsa consapevolezza di malattia (non riconoscono le fasi di eccitamento ipo/maniacale, hanno distorsioni dell’immagine corporea, sottostimano la portata della restrizione o delle condotte iperfagiche), in sostanza, è come se pretendessimo di raccogliere l’anamnesi sonnologica ad un sonnambulo, che non ricorda cos’è accaduto, senza il compagno di letto. Le conseguenze di un’anamnesi incompleta o, peggio, di un mancato riconoscimento di un DA o un DU in fase iniziale, possono tradursi in terapie farmacologiche, interventi psicoterapeutici e riabilitativi nutrizionali dagli esiti peggiori rispetto al decorso naturale della malattia non trattata. Questo è particolarmente evidente per le forme depressive bipolari non riconosciute e trattate come depressione maggiore ricorrente, per le diete ipocaloriche somministrate a pazienti con iniziale DA o per gli interventi psicoterapici effettuati da psichiatri o psicoterapeuti non sufficientemente preparati o che non sono scientificamente validati.

Luca Maggi

Disturbi dell’umore e Disturbo Borderline di Personalità

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Venerdì 18 marzo alle ore 21, il Dott. Luca Maggi farà un intervento di psicoeducazione sui disturbi dell’umore focalizzato sui rapporti con il disturbo borderline di personalità.

Tra i disturbi di personalità, il disturbo borderline è quello più frequentemente riscontrato nella pratica clinica. Si presenta solitamente associato (in comorbidità) ad altri disturbi psichiatrici ed è importante riconoscerlo per impostare una corretta gestione clinica. Ad esempio, la diagnosi differenziale con i disturbi bipolari, in particolare con il Disturbo Bipolare di tipo 2 ed il Disturbo Ciclotimico spesso è ardua, inoltre, la Depressione Maggiore è molto frequente in questi pazienti.

DI seguito una selezione delle slides che saranno presentate.

La partecipazione è libera e gratuita.

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Ansia e Fobia Sociale

Sabato 19 marzo, alle ore 17, presso la Sala Fontana della Misericordia di Seravezza, si parlerà di ansia e  Fobia Sociale, un disturbo d’ansia spesso misconosciuto e in grado d’invalidare significativamente il funzionamento socio-relazionale e lavorativo.

I dati epidemiologici sottolineano come i Disturbi d’Ansia costituiscono, assieme ai Disturbi dell’Umore, la categoria più frequente di sofferenza psichica compromettendo, di fatto,  la qualità della vita  e le aspettative di queste persone.

L’ansia è sempre disfunzionale?  L’incontro si prefigge di chiarire  la funzione evolutiva dell’ansia “sana” descrivendo i meccanismi cognitivi, le reazioni fisiologiche  e comportamentali più comuni che hanno concesso all’uomo di poter sopravvivere ed evolversi. La funzione dell’ansia è stata sempre quella di valutare la minaccia, stimolare reazioni fisiologiche di “allarme” e mettere in atto comportamenti funzionali come l’attacco o la fuga; a riprova  di come questo meccanismo abbia svolto un ruolo fondamentale  per l’evoluzione dell’uomo  è il fatto che i “circuiti” che regolano l’ansia non solo risiedono nella parte ancestrale del cervello ma sono condivisi da sempre anche dalle altre specie.

La seconda parte dell’incontro si propone di chiarire, seguendo il modello della psicoterapia cognitivo comportamentale, le manifestazioni dell’ansia disfunzionali, le principali credenze errate specifiche  di ogni disturbo e i circoli viziosi di mantenimento; In quest’ottica verranno chiariti termini, praticamente intercambiabili nel lessico comune ma che hanno una connotazione ben specifica, come ansia, angoscia, panico, fobia, terrore riportandoli nella loro specificità clinica. Brevemente, saranno descritti i sintomi più comuni dell’ansia (tachicardia, sudorazione, bocca secca, senso di sbandamento etc) sottolineando come il loro carattere di sofferenza sia dovuto all’intensità e all’inopportunità  della risposta che in circostanze di minacce reali e circoscritte risultano invece adattive.

L’ultima parte dell’incontro si soffermerà sulla Fobia Sociale uno dei più diffusi ed invalidanti disturbi d’ansia che si caratterizza per un timore eccessivo nei confronti del giudizio altrui, bassa autostima, difficoltà interpersonali  che spesso si associa a isolamento, depressione, abuso di sostanze o farmaci. Seguendo il modello della CBT verranno descritte le credenze principali che caratterizzano la Fobia Sociale, le loro origini,  i circoli viziosi di mantenimento come l’evitamento; inoltre, cercheremo di comprendere quali sono gli scenari che il fobico sociale vuole assolutamente evitare, gli scopi di vita in gioco, il ruolo giocato dalla vergogna.

Infine, descriveremo brevemente la terapia cognitivo comportamentale per la Fobia Sociale illustrando le strategie e le tecniche più efficaci come la demolizione delle credenze disfunzionali e il training delle abilità sociali.

Conduttori:

Gaspare Costa, Psicologo e Psicoterapeuta CBT

Micol Menconi, Psicologo e Psicoterapeuta CBT in Formazione

Disturbi dell’umore e Schizofrenia: cosa è cambiato e cosa cambierà nei prossimi anni

Circuito fronto limbico

Sabato 20 febbraio alle ore 17 il Dott. Maggi parlerà delle recenti acquisizioni sui disturbi dell’umore e dello spettro schizofrenico. L’intervento sarà a carattere divulgativo. Di seguito una sintesi dei contenuti che saranno affrontati.

La depressione, le fasi di eccitamento e le loro multiformi combinazioni cliniche sono note da secoli e, nelle loro manifestazioni prototipiche – la depressione melancolica e la mania – non sono cambiate rispetto alle prime descrizioni di Ippocrate nel IV secolo ac, a conferma della loro natura profondamente biologica.

Negli ultimi anni, soprattutto grazie ai progressi nelle tecniche di neuroimaging e di genetica molecolare, si è iniziato a far luce sui possibili meccanismi fisiopatologici alla base dei disturbi dell’umore e dei disturbi psicotici come la schizofrenia.

Per molto tempo si è ritenuto che i disturbi dell’umore fossero causati da uno squilibrio neurotrasmettitoriale in alcune aree del cervello (principalmente ad un deficit di dopamina, serotonina e noradrenalina) e le terapie farmacologiche oggi disponibili mirano ad aumentare la disponibilità di queste sostanze. Tuttavia, l’effetto antidepressivo compare mediamente dopo 2-3 settimane dall’inizio della terapia suggerendo che, in realtà, l’aumentata disponibilità di neurotrasmettitori nelle valli sinaptiche sia solo il primo momento di una cascata di eventi che poi porterà all’effetto clinico desiderato.

Negli ultimi anni si è scoperto che durante la depressione alcune zone del cervello deputate al controllo delle emozioni (circuito fronto-limbico) vanno incontro ad una sorta d’inaridimento (riduzione della densità della materia grigia e della neurogenesi). Alcune ricerche hanno documentato un’importante riduzione del volume e della materia grigia dell’ippocampo, della corteccia prefrontale e del corpo striato e, per contro, un aumento di volume dell’amigdala e dell’insula.

Secondo la cosiddetta “ipotesi neurotrofica”, questi processi causerebbero una maggiore “sensibilità” agli eventi vitali e all’esposizione cronica allo stress. Questo spiegherebbe perché solitamente si rilevano eventi vitali stressanti in coincidenza dei primi episodi depressivi mentre le successive ricadute tendono a sganciarsi dagli eventi ambientali (fenomeno della sensibilizzazione) e a ricorrere spontaneamente.

Oggi si ritiene che gli antidepressivi funzionino grazie alla capacità di indurre neurogenesi e questo spiegherebbe la latenza d’azione di 2-3 settimane necessaria a “concimare” le aree inaridite e farle “sbocciare” nuovamente. Nei mesi scorsi ha destato molto clamore la scoperta di un nuovo antidepressivo (Fava M. et al., 2015), totalmente sganciato dai precedenti, in grado di stimolare la crescita di una zona del cervello particolarmente colpita dalla depressione (il giro dentato dell’ippocampo). Se questi dati saranno confermati e il farmaco supererà le varie fasi della sperimentazione clinica, dopo anni di stagnazione nella ricerca, si aprirà probabilmente una nuova epoca nel trattamento della depressione.

Nei disturbi bipolari e nella schizofrenia sono state più volte riscontrate alterazioni dell’architettura cerebrale, in particolare nelle aree prefrontali. Le ultime ricerche in questo senso enfatizzano le somiglianze piuttosto che le differenze tra le due malattie. Entrambe esordiscono durante l’adolescenza o l’età giovane-adulta e una delle ipotesi che sta prendendo piede negli ultimi anni è quella di un eccessivo processo di “potatura” delle sinapsi, le connessioni tra i neuroni, durante il rapido sviluppo della corteccia frontale che avviene durante l’adolescenza. Il cervello umano si sviluppa rapidamente e intorno al quinto anno di vita raggiunge le dimensioni che poi manterrà in epoca adulta. Durante l’adolescenza c’è una vera e propria esplosione di connessioni sinaptiche, la nostra “pianta” cerebrale cresce più rapidamente rispetto al periodo precedente. Tutte queste connessioni dovranno essere poi “armonizzate” per arrivare a completare lo sviluppo della nostra personalità. In alcuni casi questo processo di potatura può essere eccessivo arrivando a causare un depauperamento neuronale e alterazioni dell’architettura cerebrale. A gennaio è stata pubblicata una ricerca su Nature che ha portato dati a sostegno di questa ipotesi individuando per la prima volta un gene “iperattivo” nella produzione di una proteina (C4-A) che causa un aumento dei processi di potatura sinaptica con conseguente rischio d’insorgenza di Schizofrenia. Si tratta di una scoperta molto importante poiché fornisce per la prima volta una base organica ad una delle patologie più invalidanti in psichiatria.

Tutte queste novità hanno portato nella nuova classificazione dei disturbi mentali (DSM 5) alla separazione dei disturbi dell’umore in disturbi depressivi e disturbi bipolari e alla collocazione di questi ultimi, sulla base della familiarità, degli studi genetici e delle caratteristiche sintomatologiche, in una zona “a ponte” tra la depressione e disturbi dello spettro schizofrenico.

Luca Maggi

La terapia farmacologica dei disturbi dell’umore

Farmaci
Venerdì 11 dicembre 2015 alle ore 21, presso la Sala Fontana della Misericordia di Seravezza, si terrà un Incontro di psicoeducazione rivolto principalmente ai pazienti ed ai  familiari
La Dott.ssa Maria Liberti affronterà il tema della terapia farmacologica dei disturbi dell’umore.
La partecipazione è libera e gratuita.